Viaggio a Istanbul in auto

Viaggio a Istanbul in 4x4

A dicembre del 2019 ho fatto un viaggio in 4x4 a Istanbul insieme a un amico, partendo dall'Italia, passando per i Balcani fino ad arrivare in Turchia. Un'avventura 4x4 in Turchia di 12 giorni.

Abbiamo viaggiato a bordo di un fuoristrada camperizzato, un Nissan Patrol Y60 passo lungo con motore 2.8 turbo diesel, del 1989.
Questo fuoristrada è il camper 4x4 che ho creato nel 2019 sulla base di un Patrol Y60 5 porte, descritto in questo articolo.

Un viaggio in Turchia in auto per arrivare in una città che posa le sue radici sullo stretto del Bosforo, Istanbul. Una città strategica con un'incredibile importanza storica, prima chiamata Bisanzio, poi Costantinopoli, contesa tra più popoli e che adesso è divenuta il ponte tra oriente ed occidente.

Minareti che svettano a 60 metri di altezza, le voci dei muezzin che richiamano alla preghiera, i due continenti, Europa e Asia, che si baciano dove i pescatori sul Bosforo procurano a tutte le ore pesce fresco per i ristoranti tipici.

 

GIORNO 1 - 28/12/2019

Ore 09:00

Il ritrovo prima della partenza è stato a Peccioli, a casa del mio amico Eros. Qui abbiamo caricato gli ultimi bagagli, abbiamo riempito il serbatoio dell'acqua e rifornito il Patrol con circa 90 litri di gasolio.

Abbiamo dovuto stipare gli oggetti come in un Tetris per via del poco spazio disponibile nel fuoristrada camperizzato. Il portapacchi del Patrol era carico: una moltitudine di cose fissate con cinghie tra cui una ruota di scorta, una confezione d'olio motore da 5 litri, olio per freni, liquido di raffreddamento, una tanica da 36 litri di acqua potabile e un recipiente pieno di cibo.

Ore 10:12

Arrivati a Pontedera, abbiamo fatto una velocissima sosta per prendere un caffè prima di iniziare il vero viaggio. Usciti dal bar del Cineplex, abbiamo percorso la strada di grande comunicazione Fi-Pi-Li fino a Firenze, per poi prendere l'autostrada in direzione Bologna usando la direttissima.

Ore 12:04

Sosta obbligatoria per un caffè all'Autogrill di Cantagallo e poi via in direzione Padova... Dopo Venezia, Trieste e finalmente Slovenia.

Brutti ricordi: nel viaggio fatto durante le vacanze estive 2019, le strade slovene sono state un punto critico. È qui che il motore del Patrol ha iniziato a fare i capricci per problemi alla testata, via via sempre più gravi; ed è da qui siamo dovuti tornare indietro. Per fortuna, durante questo viaggio, ci siamo lasciati alle spalle la Slovenia senza alcun problema.

Ore 19:56

Dopo aver varcato il confine croato e aver percorso circa 30 chilometri, abbiamo cercato un parcheggio in città dove poterci soffermare, prima della notte, per una cena arrangiata. Abbiamo trovato un parcheggio dove poter mangiare indisturbati in via Trešnjevka, di fronte a un parco.

Fuori faceva piuttosto freddo, la temperatura era di poco sotto lo zero. Una cena veloce a base di tonno e carne in scatola sui sedili posteriori della macchina, ci ha riempito lo stomaco dopo i 600 chilometri percorsi per arrivare a Zagabria.

Ore 22:58

Giunta l'ora di riposare, abbiamo cercato un posticino tranquillo per la notte. Per fare ciò, ho aperto l'applicazione Mappe sullo smartphone utilizzando la visualizzazione satellite. Ho cercato una zona alla periferia della città che fosse confinante con un bosco, immaginando di trovare tranquillità. Questo mi ha portato a guidare fino a via Petrovaradinska, una strada con una schiera di industrie da un lato e confinante con la natura dall'altro.

Una volta arrivati sul posto, ho parcheggiato il Patrol molto vicino agli alberi. In seguito abbiamo rifatto il letto e sistemato le tendine magnetiche sui finestrini, preparandoci per la fredda notte croata.

Ore 23:18

Poco dopo esserci coricati, ci siamo accorti di strani movimenti lungo la strada. Spostando leggermente le tendine dell'auto, siamo riusciti a intravedere molte coppie che, coscienti di essere in periferia della città, stavano consumando il loro amore in macchina. Dopo esserci fatti due risate, ignorandoli abbiamo provato ad addormentarci.

 

GIORNO 2 - 29/12/2019

Ore 09:00

Sveglia! Mamma mia che freddo... Siamo stati tutta la notte coperti con il piumone come fossimo larve nel proprio bozzolo. Durante la notte, la temperatura è scesa di alcuni gradi sotto lo zero. Comunque la prima notte è passata, abbiamo dormito e ci siamo riposati. Pronti per ripartire dirigendoci verso la Serbia dopo un caffè caldo. Cercando sulla mappa, ho trovato un supermercato Iperspar non lontano, in via Jankomir. Ci siamo diretti lì.

Ore 11:53

Una volta arrivati, ho parcheggiato il Patrol e siamo andati a cercare un bar... E wow che fortuna! Un caffè italiano buonissimo. Dopo il caffè un panino. Poi si è fatta l'ora di proseguire il nostro viaggio verso la nostra meta, la Turchia.

Ore 14:00

Arrivati di fronte all'auto abbiamo trovato un biglietto sotto alla spazzola del tergicristallo. Era una pubblicità di un meccanico locale, quasi a portarci sfortuna. Dopo quello che è successo al motore nel viaggio precedente, stiamo sempre sull'attenti! Siamo saliti in auto abbastanza infreddoliti e siamo partiti alla volta di Belgrado.

Ore 17:03

La strada è scorsa dritta sotto di noi. Arrivati alla frontiera tra Croazia e Serbia, abbiamo mostrato i nostri passaporti e i documenti dell'auto, varcando il confine senza problemi.

Ore 17:46

Essendo usciti dalla comunità Europea, eravamo senza connessione internet sullo smartphone. Questo poiché i nostri piani tariffari comprendono il roaming soltanto in Europa. Ci siamo fermati così in un'area di servizio, vicino alla città di Srem, per provare ad acquistare una sim card, purtroppo senza successo.

Ore 20:48

Siamo arrivati a Belgrado, la capitale della Serbia! La temperatura esterna si aggirava attorno ai -7 gradi con un po' di vento. Sorpassato il centro città, abbiamo trovato un tranquillo parcheggio in via Ušće, vicino ad un centro commerciale. Spenta la macchina dopo i 400 chilometri percorsi, ci siamo ricordati che era ora di cena.

Con lo stomaco vuoto e il pensiero rivolto ad un primo caldo, abbiamo pensato di cucinare un piatto di pasta con il fornello a gas installato nella parte posteriore del Patrol. Così, salendo sul tetto, ho aperto la nostra dispensa e ho preso un pacco di pasta, il sale e un vasetto di sugo Tigullio ai funghi e tartufo. "Eh si, dopo la guida bisogna cenare bene" ho pensato...

Messa l'acqua nella pentola, ho acceso il fornello. Poi abbiamo aspettato... Aspettato e aspettato. Ma niente, l'acqua non riusciva ad entrare in ebollizione. Il vento freddo, accompagnato dalla temperatura sotto lo zero, portava via più calore di quello che la fiamma del cagionevole fornello riusciva a generare.

Ancora affamati e dispiaciuti di non poterci gustare la tanto amata pasta, abbiamo riposto tutto e siamo andati nel centro commerciale a fianco prima di oltrepassare l'orario di chiusura. Lì siamo riusciti a scaldarci un po' e siamo miseramente caduti sulla seduta di un fast food, ordinando un panino per placare la nostra fame e riempirci lo stomaco.

Ore 22:28

Il centro commerciale era in chiusura e noi dovevamo uscire, di nuovo. Tornati alla macchina, avendo in mente la sensazione di freddo provata la scorsa notte a Zagabria, abbiamo pensato di cercare riparo in qualche angolo angusto, per dormire protetti dal vento. In più, volevo trovare un posto dove avremmo potuto bere un paio di lattine di birra senza essere disturbati, visto che l'indomani sarebbe stato il mio compleanno.

L'idea era quella di trovare un ponte sotto al quale poter parcheggiare il Patrol, così da poter dormire sonni tranquilli. Ci siamo diretti verso la periferia, a sud-est della città, tramite quella che secondo me era la tangenziale di Belgrado. Avvistato un bel ponte che poteva fungere da tetto per la notte, siamo usciti dalla strada maestra ed abbiamo iniziato a percorrere la strada secondaria che ci avrebbe condotto sotto al rifugio improvvisato. Infatti, come per magia, ecco un ponte abbastanza alto e con un piccolo spiazzo sottostante dove avremmo potuto parcheggiare per la notte.

Ho rallentato, ho accostato la prima gomma al cordolo del marciapiede e sono salito; poi l'altra gomma e quelle posteriori. Patrol parcheggiato alla perfezione, traffico scarsissimo e vento quasi assente.

Ore 23:57

Eros ha frugato un po' in una busta tirando fuori qualcosa. Poi ha scartato quel qualcosa... Così da preparare accuratamente il dolce per il mio compleanno: un formaggino circolare acquistato nel supermercato di Zagabria. Lo scoccare dell'ora si avvicinava...

 

GIORNO 3 - 30/12/2019

Ore 00:00

Dopo un conto alla rovescia di dieci secondi, Eros ha acceso il suo accendino per cinque volte... In mancanza delle candeline, ho comunque avuto una fiammella sulla quale soffiare. Poi abbiamo tagliato il formaggino a fette e lo abbiamo mangiato accompagnandolo con un po' di birra.

Ore 09:46

Eh già, abbiamo dormito troppo! Però il letto era comodo, il piumone ci copriva dal freddo e il ponte ci proteggeva dal vento. E così ci siamo svegliati tardi. Poco importa, siamo in vacanza... Spesso scheduliamo tutta la nostra vita durante i giorni lavorativi; almeno in viaggio è giusto godersi tutti i momenti con la dovuta calma.

Mentre ci siamo vestiti e sistemati, ho acceso il motore del fuoristrada per farlo scaldare un po'. Poco dopo siamo usciti dal nostro covo. Di nuovo sull'asfalto in direzione sud-est, abbiamo iniziato a percorrere la strada che ci avrebbe condotto in Bulgaria.

Purtroppo non abbiamo potuto visitare Belgrado. I giorni a disposizione per questo viaggio sono soltanto tredici, mentre invece secondo me ne richiederebbe almeno trenta. Belgrado quindi sarà una meta futura, questo viaggio è dedicato a Sofia e a Istanbul.

Ore 11:35

Il tempo via via ha iniziato a peggiorare e il sole che illuminava il cruscotto del Patrol si è timidamente nascosto dietro una fitta coltre di nuvole. Pochi minuti dopo, la neve ha iniziato pian piano a coprire il manto stradale e tutte le colline attorno alla strada.

Ore 14:45

Lasciata la neve alle nostre spalle, nei pressi della città di Kruševac, ci siamo fermati in un'area di sosta lungo la strada per mangiare velocemente un panino, per poi proseguire verso il confine bulgaro.

Ore 16:09

Alla frontiera con la Bulgaria, abbiamo mostrato i nostri passaporti e siamo passati senza alcun problema. Subito dopo ci siamo fermati per acquistare la vignette elettronica, ossia il pedaggio da pagare per poter percorrere le autostrade in questo paese. Abbiamo potuto acquistare la vignette bulgara attraverso un distributore automatico, molto simile a un bancomat, a un costo modico pari a 7.67 € che include le commissioni per il pagamento elettronico.

Ore 18:11 (GMT + 2)

Dopo poco meno di 50 chilometri, siamo arrivati nella periferia della capitale della Bulgaria, Sofia. Le due notti precedenti abbiamo dormito in macchina e così le abbiamo passate al freddo. La decisione unanime è stata quella di prendere una camera economica in un albergo.

Prima di partire dall'Italia, avrei dovuto installare il Webasto, un sistema di riscaldamento ausiliario alimentato a gasolio. Inoltre, il Patrol dovrebbe essere stato dotato di un boiler inox collegato all'impianto di raffreddamento del motore, il quale sarebbe servito per scaldare l'acqua. Per mancanza di tempo non sono riuscito a fare i lavori. La voglia di partire era tanta, perciò siamo partiti ugualmente, pensando di trovare di tanto in tanto una sistemazione più comoda.

Cercando su internet, abbiamo trovato un hotel economico in via Mura, piccola traversa di viale Europa. L'albergo era distante alcuni chilometri dal centro di Sofia.

Una volta arrivati lì abbiamo chiesto alla reception il prezzo per una camera doppia e abbiamo concluso l'affare per 17 € a notte. Pensandoci bene, abbiamo deciso di prendere la camera per due notti consecutive: l'indomani sarebbe stato capodanno e la sera saremmo voluti andare in città senza doverci poi preoccupare di trovare un alloggio alternativo. In questo modo eravamo sicuri di avere una doccia per lavarci e un letto caldo per riposare.

Pagati i 34 € all'anziano albergatore, abbiamo ritirato la chiave della camera e, subito dopo, siamo andati in macchina per prendere del cibo e alcuni dei nostri oggetti. Una volta in camera, ho avuto il pacere di una lunga doccia calda; poi è stato il turno di Eros.

Ore 20:33 (GMT + 2)

Così, lavati e cambiati, ci siamo diretti in centro città per la cena e per vedere Sofia di notte. Siamo finiti presso il Social Cafè, in viale Vitosha. Lì abbiamo passato poco più di un'ora tra cibo, birra e chiacchiere.

Ore 22:16 (GMT + 2)

Usciti dal locale, abbiamo iniziato il nostro tour notturno. Le strade erano quasi deserte, la temperatura di poco sopra lo zero. Abbiamo passeggiato un po' per le strade del centro, vedendo il municipio e alcune chiese minori.

L'area pedonale è formata principalmente dal viale Vitosha, gremito di negozi per fare shopping, di ristoranti e di locali notturni.

Ore 23:55 (GMT + 2)

Dopo qualche chilometro a piedi, siamo tornati in albergo per riposare, speranzosi per la visita del giorno successivo.

 

GIORNO 4 - 31/12/2019

Ore 09:21 (GMT + 2)

Sveglia e colazione molto veloce. Dopo aver guidato per tutta quella strada nei giorni scorsi, avevamo voglia di sgranchirci un po' le gambe e di andare a goderci la prima vera visita della città. L'uscita della sera precedente ci ha dato modo di assaggiare Sofia, ma di giorno le cose hanno tutto un altro aspetto. Siamo saliti in auto e ci siamo diretti verso il centro.

La lingua Bulgara non adotta il nostro alfabeto ma è scritta in cirillico. Vedere i cartelli stradali scritti con caratteri diversi dalla nostra normalità, regala un senso di lontananza da casa. Questo anche se, in linea d'aria, l'Italia è effettivamente a due passi.

Una volta raggiunto il centro, ci siamo precipitati nel primo parcheggio libero che abbiamo trovato. Il primo piccolo problema è sorto proprio qui: il parcheggio era a pagamento; nel casello, il parcheggiatore non accettava carte ma solo contanti e la valuta corrente in Bulgaria non è l'Euro, bensì il Lev. Noi non avevamo trovato ancora alcun cambio per strada, perciò avevamo solamente Euro in contanti.

Utilizzando diversi gesti per farci capire, abbiamo spiegato al parcheggiatore che dovevamo cambiare. Eros è andato alla ricerca di una banca che accettasse di cambiare gli Euro in Lev. Il tasso di cambio in Bulgaria è di circa 2 Lev per 1 Euro.

Ore 11:58 (GMT + 2)

È stata dura ma Eros ce l'ha fatta, è tornato con i Lev in contanti che ci hanno consentito di pagare il parcheggio.

Alla nostra sinistra, abbiano intravisto un curioso locale con la vetrata dipinta di blu sul quale, in caratteri cirillici, era scritto "cafè". Io e Eros ci siamo guardati e, desiderosi di sentire l'amaro in bocca, ci siamo diretti verso l'insolito bar, varcandone la porta.

Ad accoglierci dentro, c'erano il barista di mezza età e due signori anziani. Uno di loro era seduto, l'altro era appoggiato al bancone. Il barista ha detto qualcosa in bulgaro e ci ha fatto cenno di andarcene; noi abbiamo capito che stava chiudendo. Probabilmente, il 31 dicembre, avrebbe fatto orario ridotto. Noi abbiamo provato a dire in inglese che volevamo soltanto due caffè. Allora il barista ha annuito, ci ha fatto entrare e si è messo a preparare.

Ci siamo avvicinati al bancone; mentre io e Eros parlavamo nella nostra lingua natia, l'uomo appoggiato vicino a noi ci ha sentito e, mentre sorseggiava l'ennesimo bicchiere di vino rosso, ha iniziato a parlare con noi in un buon italiano. Ci ha spiegato che ha vissuto in Italia per diversi anni e che ha a cuore gli italiani.

Intanto il nostro caffè era pronto; inaspettatamente era ottimo. Una volta finito, l'uomo dai capelli metallici ci ha chiesto se ci piacesse il vino. Noi abbiamo annuito, ma non intendevamo nell'immediato. Venti secondi dopo ci siamo ritrovati di fronte a due bicchieri di rosso.

Poi il barista ci ha detto che è amante della musica italiana e, dopo aver tirato fuori un altoparlante senza fili, ha voluto che facessimo un po' di karaoke, intonando le note di qualche classico.

Il signore accanto a noi intanto aveva iniziato a parlare, raccontandoci la sua vita in Italia. Dopo qualche risata ci siamo resi conto che era già passata quasi un'ora, così abbiamo chiesto il conto. Il nostro nuovo amico ha insistito per pagarci i caffè e i bicchieri di vino; a noi è sembrato scortese rifiutare. Dopo averlo ringraziato di cuore, abbiamo salutato. Persino il signore seduto si è mosso per salutarci; tanto era fermo e silenzioso che noi avevamo quasi pensato che fosse un manichino.

Ore 12:58 (GMT + 2)

Anche se non è stata la classica visita a un monumento, siamo stati molto contenti di essere entrati in quel bar per la bella esperienza e per l'accoglienza ricevuta. È proprio vero che l'aspetto non è tutto.

Ci siamo incamminati per le vie del centro storico. Passo dopo passo, abbiamo iniziato a constatare che Sofia è abbastanza pulita e ben tenuta. Purtroppo però la città è costellata di buche sul marciapiede e sul manto stradale.

Abbiamo intravisto quello che sembrava essere un minareto in lontananza. Avvicinandoci, ci siamo ritrovati di fronte alla prima moschea di questo viaggio che, seppur piccola, ci ha fatto sentire già parte di un mondo diverso da quello di casa nostra: un universo alternativo, ancora distante all'orizzonte, chiamato Asia. Questa era la moschea Banya Bashi, una moschea ottomana rimasta l'unico luogo di culto islamico nella capitale bulgara.

Ufficialmente la Bulgaria è appartenente alla Chiesa cristiana ortodossa, così circa l'80% della popolazione fa parte di questa religione. La frazione rimanente è composta principalmente dai pomacchi, ovvero i musulmani bulgari e da una piccolissima percentuale di cristiani cattolici.

Andando avanti nel nostro cammino, abbiamo percorso il marciapiede che corre a fianco delle rovine della città vecchia, costeggiando il bulevard Knyaginya Mariya Luiza. Abbiamo proseguito la visita della città andando a vedere il monumento dedicato a Santa Sofia. Questo si compone di una statua alta 8 metri che è stata eretta nell'anno 2000, esattamente nello stesso punto che un tempo era occupato dalla figura di Lenin.

Ore 21:12 (GMT + 2)

La sera di capodanno era arrivata. Non avevamo intenzione di fare molto tardi, poiché l'indomani saremmo voluti partire alla volta della Turchia. Abbiamo deciso così di andare in centro città e di sederci in un pub giusto per aspettare la mezzanotte e brindare insieme al nuovo anno. Così, di nuovo in viale Vitosha, abbiamo trovato posto a sedere in un locale.

 

GIORNO 5 - 01/01/2020

Ore 10:30 (GMT + 2)

Ci siamo svegliati di buon'ora considerando che era il primo dell'anno. L'eccitazione era alle stelle: sapevamo che, se fosse andato tutto bene durante il tragitto, saremmo arrivati finalmente a Istanbul entro la sera.

Ore 11:41 (GMT + 2)

Dopo una colazione veloce e dopo aver riposto tutte le nostre cose in macchina, abbiamo consegnato la chiave della stanza e siamo partiti alla volta della Turchia. Il meteo era ottimo, sole e cielo sereno. I chilometri che ci separavano da Istanbul erano circa 600 e noi saremmo voluti arrivare a destinazione preferibilmente prima del calar della notte.

Ore 16:03 (GMT + 2)

Nei pressi della città di Lyubimets, ci siamo fermati in un'area di sosta per riposare qualche minuto e fare merenda, per poi proseguire verso il confine turco distante circa 30 chilometri. La Bulgaria era ormai quasi alle nostre spalle.

Ore 16:49 (GMT + 3)

Abbiamo varcato la frontiera per uscire dalla Bulgaria senza alcun problema e percorso qualche metro in avanti. Poco dopo, finalmente, siamo giunti davanti alla frontiera Bulgaria Turchia. Ci sentivamo vicini alla meta più che mai.

Ore 16:59 (GMT + 3)

Dopo circa 10 minuti di coda, abbiamo consegnato i nostri passaporti al doganiere che li ha accuratamente controllati, apponendovi successivamente il timbro di ingresso. Io sogghignavo poiché il vento trasportava il fumo dello scarico del Patrol all'interno dello sgabuzzino del militare, il quale però non prestava attenzione alcuna.

Appena ripresi i passaporti, siamo stati invitati ad andare presso il controllo bagagli. Qui, invece di controllarci, ci hanno rimbalzato all'ufficio D3, ovvero l'ufficio relativo all'assicurazione per la Turchia, la copertura RCA che tutti veicoli devono avere per legge. Pochi metri più avanti, abbiamo parcheggiato il Patrol e siamo andati di fronte all'ufficio con la carta verde italiana alla mano. La gentilissima signorina del D3, parlando in inglese, ha chiesto la nostra provenienza. Ha poi controllato la carta verde dell'assicurazione italiana e ci ha dato conferma di poter proseguire verso il controllo bagagli per entrare in Turchia.

Risaliti in macchina, dopo qualche metro percorso a retromarcia, ci siamo posizionati di fronte all'addetto che avrebbe dovuto controllarci. Il militare, di prassi, ci ha chiesto se trasportassimo droga, alcol o armi; noi abbiamo risposto che avevamo soltanto 4 lattine di birra nella dispensa sul portapacchi. L'uomo ha annuito, poi ha iniziato ad aprire gli sportelli per verificare cosa ci fosse stato all'interno del fuoristrada. Ha chiesto a me di aprire il cassettone posteriore. Dopo poco ha annuito, dicendo che potevamo entrare in Turchia in auto.

Ore 17:31 (GMT + 3)

Felicissimi, siamo tornati ai nostri posti sui sedili anteriori. Io ho messo in moto il fuoristrada camperizzato e abbiamo proseguito il nostro cammino verso Istanbul che, dalla frontiera, dista circa 200 chilometri.

Ore 19:00 (GMT + 3)

Arrivati all'ingresso dell'autostrada turca, ci siamo dovuti fermare prima del casello per acquistare il Telepass turco: un piccolo dispositivo elettronico, chiamato HGS, necessario per pagare il pedaggio. L'HGS è un adesivo, contenente un chip, da applicare al parabrezza dell'auto. Questo è ricaricabile ed il credito viene scalato ogni volta che si utilizza l'autostrada in Turchia o un ponte a pedaggio.

Ho dovuto accostare e parcheggiare il Patrol per strada, appena davanti al casello autostradale. In un chiosco adiacente, siamo riusciti facilmente ad acquistare l'HGS in Turchia, ricaricando tanto credito quanto necessario per arrivare a Istanbul, tornare indietro ed attraversare il ponte a pedaggio sullo stretto del Bosforo. In totale abbiamo speso 130 Lire turche, circa 12 €.

Ore 22:35 (GMT + 3)

L'ingresso a Istanbul in auto è graduale. Da una strada spoglia si iniziano a vedere edifici sempre più alti e sempre più illuminati, fino a che non ci si ritrova circondati da grattacieli appartenenti ad una metropoli enorme, lunga circa 100 chilometri e larga 60.

Proseguendo dritti lungo la strada, abbiamo attraversato la parte europea di Istanbul fino ad arrivare di fronte allo stretto del Bosforo, la piccola lingua marina che separa politicamente i due continenti, Europa e Asia. Siamo entrato così sul Ponte dei Martiri del 15 luglio, distinto per la struttura a stralli illuminata di rosso. Un ponte molto particolare poiché consente di attraversare lo stretto del Bosforo in macchina. Giunti all'altra estremità del ponte, ecco apparire sul lato destro della strada un cartello giallo con su scritto "Welcome to Asia".

Ore 23:50 (GMT + 3)

Dopo un breve giro di perlustrazione, nonostante il freddo, abbiamo pensato di accamparci all'aperto per la notte.

Prima del nostro ingresso in Turchia, avevo controllato il territorio della città tramite la mappa satellitare, constatando che Istanbul conta molte aree verdi o boschive poco fuori dal centro. Essendomi segnato alcune coordinate delle zone dove poter dormire, ho pensato che saremmo potuti andare verso un boschetto per poter pernottare in tranquillità. Così ci siamo diretti verso sud-est, entrando nella zona di Başıbüyük. Qui abbiamo trovato un sentiero sterrato che si dirige nel bosco; imboccandolo abbiamo trovato un'area tranquilla dove poter cenare velocemente al sacco e dove poter dormire.

 

GIORNO 6 - 02/01/2020

Ore 00:49 (GMT + 3)

Appena sistemati, abbiamo tirato fuori dalla dispensa alcune scatolette di tonno, di carne in gelatina e di legumi, per preparare una cena rapida. Abbiamo aperto le lattine fuori dall'auto, versando in terra il liquido contenuto all'interno (prestiamo sempre attenzione a non inquinare l'ambiente e a non lasciare tracce, abbiamo versato in terra soltanto liquido di conservazione del cibo, contenuto nelle scatolette).

Una volta saliti in macchina, mentre mangiavamo, abbiamo visto muoversi delle ombre nell'oscurità. Leggermente preoccupato, ho acceso una torcia per illuminare l'ambiente e per capire cosa si stesse muovendo... Cani, molti molti cani randagi, attirati dall'odore del liquido contenuto nelle scatolette. Apparentemente nessun pericolo; i cani hanno cercato invano qualcosa da mangiare e poi hanno abbandonato la zona. In seguito, informandomi, ho capito che Istanbul pullula di animali randagi, soprattutto cani e gatti. Spesso i cittadini se ne prendono cura, nutrendoli con avanzi di cibo.

Ore 09:00 (GMT + 3)

Sveglia! Abbastanza infreddoliti e inumiditi dalla condensa all'interno del fuoristrada, ci siamo sistemati sui sedili anteriori senza disfare il letto.

Abbiamo pensato di andare a rifocillarci in un centro commerciale: avevamo bisogno di lavarci, fare colazione, trovare una sim card per avere internet e magari anche prendere un buon caffè. Cercando su una cartina, ho trovato un centro commerciale non lontano dalla collinetta dove abbiamo trascorso la notte. Così abbiamo deciso di dirigerci lì.

Ore 11:51 (GMT + 3)

Il centro commerciale di cui siamo parlando è Hilltown, complesso di negozi vicino alla Moschea di Solimano (Süleyman Öksüzoğlu Aydınevler Merkez Cami in lingua turca).

Entrati nella galleria, come prima cosa, siamo andati a cercare una sim card, in modo da avere internet sugli smartphone; dopo aver chiesto i costi alle varie compagnie, abbiamo capito che in Turchia, le sim card sono vendute a peso d'oro! Avendo constatato che la compagnia più conveniente era Vodafone, abbiamo acquistato la sim card pagandola 250 Lire turche, circa 27,80 €.

Per proseguire dolcemente la giornata, ci siamo recati in un bar all'interno del complesso. Lì, ci siamo concessi una colazione con tanto di caffè espresso e tortino al cioccolato che si è rivelato essere ottimo.

Ore 16:51 (GMT + 3)

Abbiamo deciso di cercare una sistemazione economica a Istanbul per soggiornare tre o quattro giorni con qualche comodità. Così, tramite smartphone, abbiamo trovato un mini appartamento con camera, bagno e cucina al costo di 17 € a notte. Vista la dimensione della città, si può dire che l'appartamento era situato in centro, o comunque non troppo distante da Sultanahmet, luogo raggiungibile tranquillamente a piedi.

Ore 17:24 (GMT + 3)

Saliti in macchina, ci siamo diretti nuovamente in Europa. Per questo abbiamo dovuto attraversare lo stretto del Bosforo in auto tramite una galleria sottomarina. Nella parte occidentale e meno conservativa di Istanbul, abbiamo percorso qualche chilometro di asfalto fino ad addentrarci nelle piccolissime stradine del centro storico gremite di persone che, muovendosi come tante piccole formiche, si aggiravano per i più svariati tipi di negozi. Non è stato semplicissimo muoversi con il Patrol in queste piccoli percorsi e, un paio di volte, ho dovuto anche fare manovra per riuscire a passare dalle curve ad angolo retto.

Ore 18:03 (GMT + 3)

Volendo parcheggiare nel centro di Istanbul, ci siamo messi alla ricerca di un posteggio gratuito che sembrava impossibile da trovare; ci abbiamo rinunciato. Pian piano abbiamo trovato un parcheggio a pagamento in un piazzale asfaltato, non troppo distante dall'appartamento. Tramite qualche gesto e un po' di inglese masticato male, abbiamo conversato con il parcheggiatore, il quale ci ha detto che ogni giorno saremmo dovuti andare a rinnovare il biglietto del parcheggio, poiché non poteva farne uno unico per tre giorni consecutivi. Il parcheggio ci è costato 3 € al giorno.

Ore 18:14 (GMT + 3)

Carichi come due minatori, abbiamo camminato per circa 200 metri fino ad arrivare all'appartamento, dove il proprietario ci ha accolto consegnandoci le chiavi. Il piccolo appartamento era economico ma perfetto, aveva tutto quello di cui avevamo bisogno.

 

GIORNO 7 - 03/01/2020

Ore 09:22 (GMT + 3)

Dopo una sveglia naturale e una doccia calda, siamo finalmente usciti per andare a camminare per le strade di Istanbul, iniziando dal visitare Sultanahmet, il suo punto più conosciuto e più famoso.

Il tempo non era dei migliori, il vento soffiava e il cielo era nuvoloso. Ma d'altra parte a gennaio non ci si può aspettare l'estate; inoltre l'eccitazione di essere a Istanbul era più grande di qualsiasi perturbazione meteorologica.

Ore 12:15 (GMT + 3)

Passo dopo passo, abbiamo percorso le impervie stradine in discesa che ci hanno condotto sullo stretto del Bosforo. Lì, passando nella parte bassa di uno dei ponti che lo attraversano, abbiamo fatto la guerra con i butta-dentro dei ristoranti di pesce, presenti ovunque. Davanti a ogni ristorante, i rispettivi butta-dentro, cercavano invano, uno dopo l'altro, di invogliarci ad assaggiare le eccezionali prelibatezze di pesce stampate sui cartelloni.

Arrivati dalla parte opposta del ponte, ci siamo addentrati in altre strade più o meno grandi fino ad arrivare a Sultanahmet. Appena entrati in piazza, siamo rimasti affascinati dalla sua maestosità e dal contrasto tra il colore caldo di Santa Sofia e il colore freddo della Moschea Blu. Siamo rimasti sorpresi anche dalla quantità di militari e poliziotti presenti su tutta la piazza; alcuni sorvegliavano le aree camminando, altri erano fermi dietro a barricate blindate, costruite in metallo, ad osservare eventuali comportamenti sospetti. Come si dice: "la sicurezza non è mai troppa".

L'atmosfera che si respira è molto particolare. I turisti sono mescolati con i locali, sia di fronte a Hagia Sophia che alla Moschea Blu. Chi è lì per pregare, chi per curiosare, chi per imparare; tutti attratti dal contrasto culturale di Sultanahmet, dai suoi colori e dal magnetismo che questa piazza sprigiona.

Dopo aver scattato alcune fotografie e aver registrato alcuni spezzoni di video, ho gentilmente chiesto a un militare se avessi potuto far volare il drone, così da riprendere la piazza dall'alto: Ahimè la risposta non è stata positiva: il soldato mi ha detto che avrei potuto riprendere quel che volevo da terra, ma che non era permesso l'utilizzo del drone.

Ore 13:41 (GMT + 3)

Dopo circa un'ora e mezza trascorsa nell'antica piazza di Istanbul, per colpa del vento, le nostre mani hanno iniziato a congelarsi e i nostri occhi ad essere pieni di lacrime. Così, lasciando Sultanahmet, abbiamo iniziato a cercare un locale tipico turco per pranzare e per provare un piatto classico. Dopo poco, intravisto un ristorante, abbiamo trovato riparo dal freddo per un po'.

Ore 15:43 (GMT + 3)

Percorrendo le stradine inerpicate per tornare all'appartamento, abbiamo notato un gallo bianco che passava il tempo beccucchiando qua e là sull'asfalto. Il pennuto sembrava essere addomesticato e non temeva la compagnia degli umani; probabilmente non era stato cresciuto per poi essere servito su un vassoio come pietanza. Così abbiamo trascorso qualche minuto ad intrattenere l'animale, ottenendo alcuni scatti simpatici.

 

GIORNO 8 - 04/01/2020

Ore 09:10 (GMT + 3)

Oggi abbiamo deciso di vistare un’altra importante icona di Istanbul: il Gran Bazar. Questo è un mercato coperto dove si può trovare veramente di tutto: dalle spezie al cibo, dai vestiti ai tappeti, souvenir di ogni genere e molte molte altre cose. Il Gran Bazar di Istanbul è nato nell’anno 1461 ed ha visto passare al suo interno milioni di clienti e innumerevoli venditori di varie generazioni.

Ore 11:52 (GMT + 3)

Di fronte ad una delle porte del Gran Bazar, guardie armate dentro gabbie blindate di metallo, sorvegliano uno sciame di turchi e di turisti che, vagando e parlando, fomentano brusii di ogni genere. Un susseguirsi continuo dei più disparati odori, gradevoli o meno gradevoli, schiamazzi provenienti da ogni lato che evidenziavano le decine di offerte super convenienti.

Una volta all'interno di questo mercato monumentale, mi sono soffermato davanti a uno dei moltissimi venditori di dolciumi e frutta candita. Ogni banco ha un po' di merce dedicata all'assaggio, ben disposta in piccole ciotole, in modo che i clienti possano farsi un'idea del gusto dei prodotti. Lì ho fatto scorta di golosità tipiche del luogo, oltre a mezzo chilo di frutta essiccata che in Italia costa molto di più.

Il Gran Bazar è suddiviso in settori: si possono trovare venditori di materiale tessile e vestiti, tutti affiancati l'un l'altro; stessa cosa per i venditori di stoviglie, gioiellieri e così via. Se non si riesce a trovare un proprio filtro per decidere da quali venditori soffermarsi, si rischia di passare qui un'intera giornata.

 

GIORNO 9 - 05/01/2020

Ore 10:00 (GMT + 3)

Istanbul è una città che lascia il segno; conteso tra Mar Mediterraneo e Mar Nero, prende forma un insieme di mille colori e un insolito mix di profumi provenienti da culture diverse che convivono sotto lo stesso cielo.

Che peccato, l'ora di partire era arrivata!

Dopo esserci svegliati e aver fatto colazione, abbiamo radunato le nostre cose e abbiamo chiuso la porta dell'appartamento alle nostre spalle. A piano terra, abbiamo salutato e ringraziato il proprietario dell'immobile.

Ore 11:08 (GMT + 3)

Prima di lasciare Istanbul, un'ultima foto al Patrol accanto alla Moschea Blu.

Incamminandoci verso ovest, ci siamo fermati a fare carburante a un prezzo molto vantaggioso, visto il basso costo del gasolio in Turchia rispetto all'Italia.

Ore 15:33 (GMT + 3)

Arrivati alla frontiera tra Turchia e Grecia, vicino alla città di Ipsala, ci siamo messi in coda per entrare nuovamente in Unione Europea. Il passaggio è stato semplice; dopo aver mostrato il passaporto, ci è stato solo chiesto  dove stavamo andando. Abbiamo spiegato che eravamo diretti verso casa, in Italia; così non ci sono stati ulteriori controlli da parte della polizia di frontiera.

Ore 20:50 (GMT + 2)

Dopo qualche ora di guida, siamo giunti a Salonicco, dove avevamo prenotato un mini appartamento per due notti.

Ore 21:13 (GMT + 2)

Una volta entrati nell'appartamento ci siamo guardati negli occhi e ci siamo messi a ridere. Sembrava di essere in una casa delle bambole: tutti i corredi di colore rosa e ninnoli di ceramica dappertutto. Sicuramente uno scenario creato per vacanze romantiche in coppia.

La serata è trascorsa parlando del più e del meno in compagnia di un paio di birre.

 

GIORNO 10 - 06/01/2020

Ore 10:00

Dopo una sana notte di sonno era giunta l'ora di andare a Scoprire Salonicco. Una città che sicuramente avrebbe offerto la sua parte migliore in estate, ma che anche in inverno avrebbe avuto qualcosa da mostrare.

La temperatura era di qualche grado sopra lo zero ma il cielo era sereno e soleggiato. Passo dopo passo abbiamo asceso la lunga e ripida strada che conduce dall'appartamento al centro città.

Samo arrivati sulla passeggiata che percorre Salonicco per tutto il suo perimetro affacciato sul mare. Il bianco predomina in questa città, mettendo in risalto gli edifici sul colore blu intenso dell'acqua.

Ore 11:44

Abbiamo visitato la Torre Bianca, vecchio posto di guardia e prigione per i condannati a morte. Poi è stato il turno delle rovine della Salonicco Antica, opere murarie d'altri tempi che affiorano dal sottosuolo in centro città.

Ore 16:10

Il pomeriggio è passato visitando la città in lungo e in largo, camminando tra le innumerevoli salite e discese e scattando alcune immagini aeree con il drone.

Ore 17:45

Dopo un caffè e un dolce presso la pasticceria Melie, era giunta l'ora di toglierci l'ultimo dente: il biglietto del traghetto Italia Grecia che ci avrebbe dovuto riportare a casa.

Abbiamo trovato un'ottima offerta con la compagnia Grimaldi Lines. Il ticket per me, Eros e il Patrol costava poco più di 90 € e comprendeva il posto auto oltre a due poltrone passaggio ponte. L'unica pecca era che la compagnia navale richiedeva l'obbligo di esibire il biglietto su carta stampata, non accettando il biglietto ricevuto via email.

Perciò, ci siamo messi in cerca di una stampante: nessun tabaccaio o edicolante sembrava averne una funzionante, nemmeno a pagamento. Così, pian piano, siamo capitati in un internet point a Salonicco in via Dimitriou Gounari. Per pochi soldi hanno accettato di stampare l'email ricevuta da Grimaldi Lines, consentendoci così di toglierci il pensiero.

 

GIORNO 11 - 07/01/2020

Ore 12:00

Abbiamo lasciato Salonicco per dirigerci verso Igoumenitsa, il porto dal quale avremo preso il traghetto Grecia Italia in auto. Arrivati a Igoumenitsa, abbiamo fatto una passeggiata sul lungomare esplorando l'area mediterranea. Una città molto più viva in estate che in inverno.

Ore 20:05

Ci siamo diretti verso il porto dal quale ci saremo dovuti imbarcare sul traghetto Grimaldi Lines Corfù. Una volta lì, abbiamo dovuto effettuare il check-in per poi separarci. Io ho guidato il Patrol all'interno del porto, Eros è dovuto entrare dall'area pedonale.

Una volta ricongiunti, ci siamo diretti verso la rampa di carico del traghetto. Parcheggiata l'auto, abbiamo trovato un paio di sedute all'interno del passaggio ponte, non troppo confortevoli ma adatte a passare la notte.

 

GIORNO 12 - 08/01/2020

Ore 11:12

Sbarcati a Brindisi, abbiamo percorso la strada per tornare a casa tutta d'un fiato, sostando di tanto in tanto soltanto per rifornire il Patrol di gasolio, mangiare e prendere qualche caffè.

Ore 22:54

Arrivo a Pontedera.

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